Onorare le proprie radici
Con le azioni e con le parole onora tuo padre, perché scenda su di te la sua benedizione, poiché la benedizione del padre consolida le case dei figli, la maledizione della madre ne scalza le fondamenta (Sir 3,8-9).
Perché le tue radici contano più di quanto immagini!?
“Perché continuo a sentirmi sbagliato?” “Perché non riesco mai a credere davvero in me stesso?” “Perché ogni volta che provo a costruire qualcosa ho paura di fallire?”
Dietro queste domande, che milioni di persone si pongono ogni giorno, spesso si nasconde una radice invisibile: le parole che abbiamo ascoltato fin da bambini. Molti cercano di risolvere questo disagio cambiando lavoro, partner, città o seguendo percorsi motivazionali. Tutto questo può aiutare ma la Parola di Dio ci invita a guardare ancora più in profondità: alle fondamenta della nostra vita.
Il Siracide afferma: «Con le azioni e con le parole onora tuo padre, perché scenda su di te la sua benedizione, poiché la benedizione del padre consolida le case dei figli, la maledizione della madre ne scalza le fondamenta» (Sir 3,8-9).
Queste parole possono sembrare dure, soprattutto per chi ha avuto un padre o una madre che hanno fatto soffrire ma il messaggio della Bibbia non è quello di giustificare il male ricevuto. Dio non chiede mai di negare le ferite. Ci invita, invece, a guarirle.
Nella mentalità biblica, la benedizione è una parola che comunica vita. È una parola che rivela l’identità che Dio vede in una persona e le permette di crescere nella libertà. Quando un padre o una madre incoraggiano, sostengono, riconoscono il valore del figlio, diventano strumenti attraverso cui Dio costruisce la sua casa interiore.
Anche la maledizione, nella prospettiva biblica, passa spesso attraverso le parole. Non è, anzitutto, una formula magica. È una parola di morte che ferisce l’identità. Frasi come: “Non combinerai mai nulla”, “Sei un incapace”, “Sei un fallito”, “Non vali niente”, possono diventare una prigione invisibile. Se il figlio finisce per crederle, quelle parole iniziano a orientare il suo modo di pensare, di scegliere e di vivere. Questo non perché abbiano un potere magico, ma perché vengono accolte come vere e così plasmano il cuore.
Quante persone adulte continuano, inconsapevolmente, a vivere secondo un’etichetta ricevuta da bambini? Hanno capacità, talenti e possibilità, ma dentro di loro continua a risuonare quella voce antica che dice: “Non ce la farai”. È come costruire una casa su fondamenta continuamente scosse.
Ecco perché il Siracide ci invita a onorare i genitori. “Onorare” non significa approvare tutto ciò che hanno fatto, né negare il dolore ricevuto. Significa riconoscere che la vita è passata attraverso di loro e scegliere di non lasciare che il male abbia l’ultima parola.
Onorare significa, quindi, parlare bene. Se parlo male di mio padre o mia madre, aumento la percezione negativa che ho di loro in me. Aumento, quindi, il potere “maledicente” di quanto ho immagazzinato, di quanto ho ascoltato.
La vera guarigione arriva quando la voce di Dio diventa più autorevole delle voci che ci hanno ferito. Cristo non cancella il passato, ma gli toglie il potere di definire la nostra identità. La Sua Parola dice ciò che nessuna ferita può cancellare: sei amato, sei prezioso, sei chiamato a portare frutto.
Quando iniziamo a credere alla benedizione di Dio più che alle parole che ci hanno umiliato, qualcosa cambia davvero. Le fondamenta vengono ricostruite, la paura lascia spazio alla fiducia, il risentimento si trasforma in libertà e la storia che sembrava destinata a ripetersi può finalmente interrompersi.
Questa è la buona notizia del Siracide: non sei prigioniero delle parole che hai ricevuto. Se oggi scegli di credere alla Parola di Dio, la benedizione del Padre celeste può diventare più forte di ogni parola di morte. È da questa benedizione che nasce una vita nuova, capace di benedire anche le generazioni future.