Dio ride già di chi trama contro di te

Sta’ in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l’uomo che trama insidie. Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: non ne verrebbe che male; perché i malvagi saranno eliminati, ma chi spera nel Signore avrà in eredità la terra. Ancora un poco e il malvagio scompare: cerchi il suo posto, ma lui non c’è più. I poveri invece avranno in eredità la terra e godranno di una grande pace. Il malvagio trama contro il giusto, contro di lui digrigna i denti. Ma il Signore ride di lui, perché vede arrivare il suo giorno (Sal 37,7-13).

Perché mi fa così male vedere chi si comporta male ottenere, comunque, ciò che vuole? Perché continuo a rimuginare su un torto subito, anche quando vorrei solo lasciarlo andare? Perché sento il bisogno di far capire a tutti che ho ragione, invece di stare semplicemente in pace?

Sono domande che nascono da un bisogno vero: essere trattati con giustizia. Il problema non è desiderare la giustizia, ma il modo in cui cerchiamo di ottenerla da soli — rimuginando, controllando, alimentando dentro di noi una rabbia che promette protezione e invece ci logora. Il salmista lo sa bene e non chiede di reprimere l’emozione, bensì di non lasciarle il comando: “Desisti dall’ira e deponi lo sdegno, non irritarti: non ne verrebbe che male”.

C’è un momento del Vangelo in cui questo Salmo prende un volto. Davanti al sinedrio, accusato ingiustamente, con testimoni che tramano contro di lui, Gesù non si difende: “Gesù taceva” (Mt 26,63). Non è debolezza: è la stessa fiducia del salmista, portata all’estremo. Chi trama contro di lui digrigna i denti, ma Gesù affida la Sua causa al Padre, senza bisogno di dimostrare nulla in quel momento e il Padre, con la risurrezione, gli darà ragione in un modo che nessuna difesa umana avrebbe potuto ottenere.

Dal punto di vista psicologico, restare agganciati alla rabbia per un’ingiustizia — reale o percepita — spesso, ci lega più a chi ci ha ferito che alla nostra pace. L’invidia per il successo altrui, se guardata da vicino, nasconde, spesso, una domanda più profonda: “Anche io conto qualcosa, anche se nessuno lo riconosce?”.

Il Salmo risponde con una promessa che non dipende dal comportarsi meglio degli altri, bensì dall’affidarsi: “I poveri avranno in eredità la terra e godranno di una grande pace”. Custodire il cuore in silenzio davanti a Dio non significa restare passivi, bensì smettere di essere giudici al posto Suo — per tornare, finalmente, a respirare in pace.