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Giobbe prese a dire: «In verità io so che è così: e come può un uomo aver ragione dinanzi a Dio? Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille. Egli è saggio di mente, potente di forza: chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?» (Gb 9,1-4).
Perché sentiamo il bisogno di avere ragione a ogni costo, anche davanti a Dio? Perché, dopo un torto o una sofferenza ingiusta, ci ritroviamo a preparare mentalmente la nostra difesa, come in un processo che non finisce mai?
Il capitolo 9 di Giobbe si colloca nella parte poetica del libro, il lungo dialogo con gli amici. Qui Giobbe risponde a Bildad, che gli ha ripetuto che Dio non perverte la giustizia. Giobbe non lo contesta: lo prende alla lettera e ne trae una conclusione amara. Il suo linguaggio è quello del tribunale: “aver ragione” traduce un verbo ebraico che significa essere giusto, uscire innocente da una causa. Se Dio è, allo stesso tempo, più saggio, più potente e anche giudice, nessuno può vincere contro di lui: «non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille». È un’espressione popolare per dire “praticamente mai”. Giobbe non bestemmia: dà voce, con onestà brutale, alla sproporzione tra l’uomo e Dio.
Gesù racconta una parabola che risponde a questa domanda. Un fariseo e un pubblicano salgono al tempio: il primo elenca i propri meriti, il secondo si batte il petto dicendo solo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Gesù conclude: «Questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro» (Lc 18,14). Lo stesso verbo di Giobbe: non ha ragione chi si difende meglio, ma chi smette di difendersi.
Dal punto di vista psicologico, il bisogno di giustificarsi nasce quasi sempre dalla paura di non valere abbastanza: ogni critica diventa un’accusa e ogni errore un processo. Riconoscere che davanti a Dio non si vince, e che non serve, è una fatica in meno. Si può smettere di tenere in piedi la propria immagine e lasciare che sia Lui a dire chi siamo.
La resa di Giobbe non è la fine della fede, bensì il punto in cui comincia a diventare fiducia. Chi smette di lottare per avere ragione scopre, spesso, di essere già accolto, e che la pace non dipendeva dall’esito del processo, ma dal poter finalmente deporre le armi davanti a Colui che ci conosce meglio di ogni accusatore.