Il segreto per scegliere bene amici e maestri
Figlio, se lo vuoi, diventerai saggio, se ci metti l’anima, sarai esperto in tutto. Se ti è caro ascoltare, imparerai, se porgerai l’orecchio, sarai saggio. Frequenta le riunioni degli anziani, e se qualcuno è saggio, unisciti a lui. Ascolta volentieri ogni discorso su Dio e le massime sagge non ti sfuggano. Se vedi una persona saggia, va’ di buon mattino da lei, il tuo piede logori i gradini della sua porta. Rifletti sui precetti del Signore, medita sempre sui suoi comandamenti; egli renderà saldo il tuo cuore, e la sapienza che desideri ti sarà data (Sir 6,32-37).
Ti sei mai chiesto perché, dopo aver passato del tempo con certe persone, ti senti più leggero e lucido mentre, dopo altre, ti senti svuotato o confuso? Perché è così difficile ammettere che qualcuno che frequentiamo, magari da anni, ci sta facendo del male?
Ben Sira, l’autore del Siracide, scrive a Gerusalemme verso il 180 a.C. per una scuola di giovani ebrei, e qui usa un’immagine molto concreta per il suo tempo: “le riunioni degli anziani”. Nell’Israele antico, gli anziani della città si radunavano alla porta — luogo pubblico di incontro, giustizia e trasmissione della sapienza (lo troviamo già in Rut 4,1-2 o nel Salmo 127). Non è un’assemblea astratta: è il posto fisico dove si andava per ascoltare chi aveva più esperienza di vita. E quando Ben Sira dice “il tuo piede logori i gradini della sua porta”, descrive la disciplina quotidiana dell’apprendista che si reca ogni giorno da un maestro — la stessa cultura dell’apprendistato che avevamo già incontrato qualche versetto prima, a proposito dei “ceppi” della sapienza.
Il testo, letto così, non parla genericamente di “buone compagnie”: indica un metodo preciso — cercare attivamente chi è più saggio, ascoltarlo con costanza, tornare da lui finché la sapienza non diventa propria.
Questo principio riemerge anche nel Nuovo Testamento nella figura di Timoteo, che Paolo esorta: “Tu però rimani saldo in quello che hai imparato… sapendo da chi lo hai imparato” (2Tm 3,14). Timoteo era stato formato dalla fede della nonna Loide e della madre Eunice, prima ancora che da Paolo stesso (cfr. 2Tm 1,5): la sua solidità nasce da chi lo ha accompagnato negli anni, non da uno sforzo isolato.
Dal punto di vista psicologico, questa verità è oggi confermata anche dalla ricerca sulle relazioni: assorbiamo, spesso senza accorgercene, gli stati d’animo, i pensieri e persino i valori di chi frequentiamo con costanza. Restare accanto a chi ci trascina in basso, per abitudine o paura della solitudine, ha un costo reale sulla nostra crescita.
San Paolo scrive: “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1Cor 15,33). Diventiamo, in larga parte, il risultato delle persone che ascoltiamo e a cui diamo autorità sulla nostra vita.
Scegliere con cura chi frequentare — amici, maestri, ambienti — non è, quindi, un dettaglio secondario del cammino spirituale: è già, in parte, scegliere chi diventeremo.
Passiamo dal detto: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” a “Dimmi con chi vai e ti dirò come diventerai”.