Il monito durissimo di Paolo sui vangeli diversi
Mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! (Gal 1,6-9).
Ti è mai capitato di lasciarti conquistare in fretta da un’idea o da una persona che sembrava avere tutte le risposte, salvo poi accorgerti che ti stava allontanando da ciò che sapevi essere vero?
Galati è, probabilmente, la prima lettera che Paolo scrive, intorno al 50 d.C., e colpisce un dettaglio: in tutte le altre sue lettere, apre con un ringraziamento per i destinatari, qui lo salta del tutto e va dritto al rimprovero — segno di quanto la situazione lo allarmi. Alcuni predicatori erano arrivati in Galazia insegnando che i pagani convertiti, per essere davvero salvati, dovevano anche farsi circoncidere e osservare la Legge mosaica. Non proponevano un altro dio, ma aggiungevano un prezzo alla grazia gratuita che Paolo aveva annunciato — la stessa logica che il libro dei Proverbi condannava quando metteva in guardia dall’aggiungere qualcosa alle parole di Dio.
La parola che Paolo usa due volte, “anàtema”, non è un’espressione colorita: nell’Antico Testamento indicava ciò che veniva consacrato alla distruzione, irrecuperabile. È il linguaggio più forte a disposizione di un ebreo per dire: questo non si tocca, nemmeno se a proporlo fosse un angelo.
Questa stessa controversia troverà una soluzione ufficiale pochi anni dopo, nel concilio di Gerusalemme, dove Pietro riconoscerà: «Siamo salvati per la grazia del Signore Gesù, allo stesso modo loro» (At 15,11) — confermando proprio ciò per cui Paolo si era già battuto da solo.
Dal punto di vista psicologico, siamo vulnerabili a chi parla con sicurezza assoluta, soprattutto quando cerchiamo risposte rapide o sicurezze esterne: la certezza altrui può sembrare un rifugio, ma può anche portarci lontano da ciò che già sapevamo essere vero. Verificare prima di seguire resta un atto di maturità, non di sfiducia: la fedeltà vera non teme il confronto e solo chi ha davvero qualcosa da nascondere, lo evita.